Di che colore sono le emozioni?

Le emozioni sono una parte essenziale della nostra vita e del nostro modo di essere. Per molto tempo si è pensato che non si potesse ricevere e soprattutto apprendere delle strategie per regolare l’intensità delle emozioni. Si riteneva che fosse impossibile imparare a riconoscerle, a nominarle, a gestirle conoscendo gli antecedenti e le conseguenze, in una parola le emozioni non potevano essere oggetto di educazione ma, se avessero superato una certa intensità, potevano essere solo controllate. Tutto questo non considerava che pochissime sono le scelte che facciamo razionalmente, la maggioranza sono dettate proprio dalle emozioni che sentiamo. Emozioni e motivazioni sono due costrutti molto collegati. Le motivazioni ci raccontano perché abbiamo fatto certe scelte, le emozioni cosa ci ha spinto verso quella determinata decisione. Quindi motivazioni ed emozioni sono la due facce della stessa medaglia. 

L’importanza attribuita a tutto ciò che è razionale a discapito delle emozioni è stata dettata fin dall’antichità. Negli anni emozioni e razionalità sono state sempre in antitesi. 

Nella storia le emozioni erano considerate come qualcosa di subordinato rispetto alla riflessione, anche se uno storico dell’antica Grecia, Tucidite, affermava che le emozioni erano il motore per eccellenza delle azioni umane. Le guerre tra le città stato erano dettate da rabbia, dolore, odio, tutti sentimenti che hanno mosso gli eventi che hanno fatto la storia. Solo che per gli uomini dell’età della Grecia classica i sentimenti non avevano una connotazione irrazionale ma anzi ragionevoli e in un certo qual senso comprensibili. A prescindere brevi parentesi, il mondo emotivo, soprattutto dopo l’età dei lumi e l’avvento della supremazia delle scienze naturali su quelle umane del IX e XX secolo, la soggettività emotiva viene sacrificata sull’altare dell’oggettività, che consente di prevedere il risultato di qualsiasi fenomeno che risponda alle leggi della scienza. 

La comprensione dell’uomo subisce una mutilazione della sua interezza a favore della razionalità e a scapito di tutto quel mondo emotivo che, a dispetto tutto, è il motore propulsore della storia degli ultimi due secoli. Una data del nuovo millennio che segna uno spartiacque nella comunicazione emotiva è l’11 settembre 2001. Da quel momento in poi la comunicazione si arricchisce di un vocabolario emotivo molto ricco. La parola “closure” (termine tecnico che indica la conclusione dell’elaborazione emotiva post traumatica) è molto diffusa nel vocabolario di giornalisti, commentatori, politici, storici, e anche economisti. 

Le emozioni che, da un lato hanno portato a salvare in extremis molte vite, e dall’altro a un’infinità di suicidi per la mancata elaborazione del disturbo post traumatico, legato alla caduta delle torri gemelle, vengono alla ribalta con tutta la loro funzione adattiva o disadattiva, rispetto alle richieste dell’ambiente.

Le emozioni non sono eccitazioni disorganizzate ma al contrario, se organizzate, collaborano con le motivazioni per raggiungere gli obiettivi, sono dei segnali che informano l’organismo in modo tale che la persona possa essere consapevole di due aspetti fondamentali: di quello che sta accadendo nell’ambiente e di quello che sta accadendo a lei stessa. Ad esempio, la paura informa sull’imminenza di un pericolo e attiva delle azioni di difesa come fuga o aggressione. Non provare paura, in determinati casi, può essere estremamente pericoloso.

Le emozioni sono il vissuto delle motivazioni, possono essere considerate come la tonalità affettiva. Tanto più forte è la tensione verso l’obiettivo, tanto più intensa è l’emozione. Le emozioni sono anche una guida su come muoversi nell’ambiente. Non avere un vissuto emotivo adeguato, comporta dei disagi e delle difficoltà in ambito non solo intrapersonale ma anche interpersonale, fino a una compromissione nello svolgimento delle attività quotidiane. 

La capacità di gestire le proprie emozioni è una componente fondamentale del benessere psicofisico, per tutte le età, e inoltre consente di interagire con l’ambiente in modo più appropriato ed efficace. Consente alle persone di essere più consapevoli rispetto alle proprie scelte, soprattutto quelle che hanno un significato fondamentale per orientare l’intera esistenza di una persona. 

È estremamente complesso fare una classificazione delle emozioni. In genere le emozioni di base, che sono necessarie fin dai primi giorni di vita, per la sopravvivenza, sono cinque. Nello schema di seguito sono indicate: gioia, rabbia, tristezza, paura e disgusto con le principali funzioni adattative che svolgono.

Le emozioni hanno delle dimensioni somatiche, cognitive e motivazionali. Da uno stato mentale e dalle modificazioni fisiologiche si generano dei comportamenti che possono essere adattivi oppure no. Da un’espressione del viso, da una mimica gestuale o dalla particolare postura del corpo può trapelare l’emozione che la persona sta vivendo. Segnali espressivi di mimica o di gestualità caratterizzano i vissuti emotivi delle persone. Altre componenti delle emozioni sono gli indicatori verbali, cioè le parole, il tono della voce che possono esprimere lo stato emotivo vissuto in un determinato momento. Non da ultimo ci sono le modificazioni fisiologiche che possono incidere come dolori muscolari, accelerazione del battito cardiaco, aumento della sudorazione, arrossire. Queste ultime possono essere solo interne e quindi non visibili dall’esterno o manifeste come per esempio arrossire.

Nello schema seguente sono indicate brevemente le componenti delle emozioni.

Ma cosa suscita in noi un’emozione? Un evento come ad esempio la visita di un parente può generare una grande gioia oppure un persistente fastidio, irritazione, rabbia o anche tristezza. Quindi uno stesso evento genera vissuti emotivi diversi a volte perfino opposti e ciò da cosa dipende? Dalla valutazione che le singole persone fanno di fronte quell’evento. La valutazione dipende dallo stato fisiologico, emotivo, cognitivo che ognuno vive nel qui e nell’ora dell’evento ma anche dalla storia personale.  Le emozioni quindi non dipendono da ciò che accade alla persona ma dall’interpretazione che la persona da all’evento che le accade. 

Per aiutare a comprendere e regolare l’intensità delle proprie emozioni, si lavora proprio sull’interpretazione dell’evento, cioè sulla credenza, la rappresentazione mentale, l’aspettativa che un determinato evento provoca alla persona.   

Un aiuto può essere comprendere come si genera un’emozione:

Questo modello derivato dalla terapia razionale emotiva è detto anche modello ABC.

Per i bambini viene, spesso utilizzata una scheda con tre colonne proprio per far riflettere sulle emozioni, questa scheda viene detta proprio ABC.

Con questa scheda si aiuta il bambino a riconoscere anche lo stato corporeo relativo a quell’emozione. In questo modo fin da piccoli si impara:

A) a riconoscere la propria attivazione fisiologica correlata all’emozione,

B) a comprendere i pensieri alla base delle proprie emozioni

In questo modo si cerca di far apprendere delle strategie che messe in atto vanno a comporre una vera e propria consapevolezza e competenza nel regolare le emozioni.

La vera e propria competenza emotiva si ha quando si è in grado di: 

1) avere consapevolezza dei propri stati emotivi

2) saper riconoscere lo stato emotivo dell’altro

3) avere conoscenza e saper utilizzare il lessico emozionale in modo socialmente e culturalmente adeguato

4) avere empatia solidale nelle esperienze degli altri

5) esprimere capacità di discriminare e differenziare tra ciò che si sente (stato emotivo interno) e ciò che si manifesta (espressione esterna dell’emozione)

6) possedere la capacità di affrontare in maniera adattiva le emozioni spiacevoli (coping adattativo)

7) saper regolare in modo interattivo le emozioni 

8) possedere l’autoefficacia emozionale cioè quanto la persona si sente competente nel saper regolare il proprio stato emotivo 

In conclusione, possiamo affermare che per comprendere, in modo completo, le reazioni emotive e i comportamenti ad esse collegarti, si deve far riferimento al significato che viene attribuito alle diverse emozioni. Questo lavoro su sé stessi prima viene appreso meglio si riesce a regolare l’intensità dell’emozione in modo che si possa mettere in atto un comportamento adattivo di risposta allo stimolo che costituisce l’evento antecedente alla reazione emotiva.

Paola Foresi e Cosimo Delcuratolo


Bibliografia

Becciu, M., Colasanti, A. R. (2004). La promozione delle capacità personali. Milano: Franco Angeli

Leman, P., Ross, D.P., Bremner, A. (2019). Psicologia dello sviluppo. Milano: McGraw Hill

Plamper, J. (2019). Storia delle emozioni. Bologna: il Mulino