Dove finisce la prudenza e inizia la paranoia: un confine molto confuso

Prendiamo spunto dall’articolo di Paolo Crepet, “non possiamo negare la vita” [1], che ha dato parola a tante riflessioni che molti di noi, in questo periodo, stanno elaborando, ascoltando le varie notizie, contro-notizie e smentite sulla prima vera epidemia di questo Millennio, o perlomeno dell’era digitale: un vero e proprio smacco per la nostra società occidentale, igienista, salutista e soprattutto come dice Crepes “illusa di essere diventata onnipotente”. 

Sull’onda di decisioni, come al solito dettate dall’esigenza del tutto e subito, sono state chiuse le scuole e le Università. Blocchiamo i processi formativi ed educativi, mettiamo a casa studenti ed insegnanti, in una sorta di vacanza forzata e, forse, nonostante annunciata, molto inaspettata. Ma se chiudiamo le scuole e le università, blocchiamo proprio quel processo educativo e formativo che porta a far emergere quelle persone che un domani, si spera non molto lontano, potranno mettere a punto il vaccino, per questa e per le future epidemie. Non vogliamo, in alcun modo, negare che sia necessario adottare interventi efficaci per il contenimento dell’epidemia. Ma, d’accordo con Crepes, ci chiediamo: “chiudere proprio la scuola?!” Come al solito nel nostro paese si taglia proprio sul futuro e neanche troppo lontano. Si ribatte: per motivi di sicurezza! Si deve stare a un metro di distanza l’uno dall’altro, non ci si deve abbracciare, né salutare, neanche con una stretta di mano!! E oggi al supermercato eravamo uno accanto all’altro a fare la fila per il pane, mentre a scuola i nostri figli sarebbero stati seduti a una distanza maggiore, rispetto a quella della signora in fila accanto a me. Chiuse le scuole, ma aperti i centri commerciali! Risposta: sta al buon senso della gente! Ottimo, allora lasciamo anche il resto al buon senso! Se funziona per il commercio perché non può funzionare per le istituzioni educative e formative? Ma ciò che fa più male e più ci spaventa, almeno per quanto ci riguarda, è sentirci sani, con tanta energia nel corpo per fare molte cose, incontrare le persone e gli amici, ed essere impediti a farlo da un divieto esterno.

Un detto antico dice che l’uomo solo è un uomo morto. L’uomo è soprattutto relazione; la salute, il lavoro, la casa sono sì importanti, certamente bisogni primari, ma è il calore, l’affetto, la vicinanza fisica e il contatto che, fin da piccoli, ci proteggono dai pericoli e ci permettono di crescere in modo sano ed equilibrato; se ciascuno di noi non avesse avuto una madre, o una figura di riferimento che ci ha presi in braccio, a contatto con il proprio corpo morbido, trasmettendoci il suo calore, anche se fisiologicamente ben nutriti, saremmo andati, dice Bowlby, sicuramente incontro alla morte. Non esiste soltanto una vita biologica, esistono, anche, altre dimensioni che nutrono la persona garantendole la sopravvivenza: culturale, etica e soprattutto relazionale.

La nostra società, quella occidentale, quella che a dispetto di tutto e di tutti, si considera la più evoluta, quando, di fronte alla paura, tende ad assolutizzare una di queste dimensioni, naturalmente ne fa un idolo, un vitello d’oro, che ha paura di perdere. La domanda importante e significativa alla quale, in questo momento, molti di noi stanno sfuggendo, facendo finta di non “sentire”, è la seguente: “Cosa ho paura di perdere?”. E con questa perdita, che richiama la nostra mancanza, il nostro limite, la nostra fragilità e il nostro desiderio più profondo, metterci in contatto.

Davanti alla minaccia, più o meno pressante, alla salute, la nostra salute, – non quella delle popolazioni africane colpite da ebola o da altri infami batteri o virus, o quella dei cinesi di due mesi fa, ma la nostra salute! proprio la nostra salute, – invece di raccogliere la sfida e far fronte comune, ci lasciamo sopraffare dalla paura e dal panico che rasentano la paranoia. Delle tre P: Prevenzione, Prudenza, Paranoia, capaci di garantire equilibrio ed adattamento efficace alla situazione attuale, ben presto abbiamo cancellato le prime due, assolutizzando la terza, ossia la paranoia. 

All’interno di questo clima socio-culturale, viene, anche, spontaneo chiedersi come mai la Chiesa, anziché cercare soluzioni divergenti e creative, capaci di generare speranza, ottimismo, aspettative positive e fiducia, si stia adeguando passivamente alla strategia di “isoliamoci per sopravvivere”, senza considerare che, ad esempio, dietro ogni bambino a casa per la chiusura delle scuole, ci sono una mamma ed un papà in difficoltà, che devono gestire la quotidianità della vita del figlio e con fatica riorganizzare le proprie relazioni familiari, per tenere insieme lavoro e cura dei figli, senza neppure poter contare sul sostegno dei nonni, sui quali abitualmente si può contare in caso di febbri stagionali, poiché invitati a non uscire di casa e a non avere contatto con persone più giovani per il pericolo di essere contagiati dal coronavirus. E allora, perché non organizzarsi, all’interno delle parrocchie, utilizzando gli spazi all’aperto, in questo mite inverno, coinvolgendo i più giovani, catechisti ed animatori, ora a casa a motivo delle scuole chiuse, dove i bambini possono stare con gli altri bambini, ad un metro di distanza poiché all’aperto, magari esposti a qualche caduta accidentale ma di certo non al rimbambimento completo della televisione e dei videogiochi?

Sicuramente usciremo dall’emergenza Coronavirus, pronti ad affrontare altre paure e altri pericoli, un po’ più paranoici ed ipocondriaci, tanto che invece di lavarci le mani ogni volta che entreremo in casa, o prima di mangiare, lo faremo una ventina di volte al giorno; ci cureremo le varie dermatiti da disinfettanti e i vari disturbi ossessivi; l’importante è che avremo di nuovo il coraggio, ma soprattutto la gioia, di abbracciare un amico e di non guardare con sospetto la persona che, seduta accanto a noi, in chiesa o nella sala d’aspetto del medico, magari starnutisce per una semplice allergia.

Raccogliamo l’ennesima sfida, che in questo 2020 si chiama Covid-19, con buon senso e prudenza, abbandoniamo le paranoie e le paure che ci bloccano e non ci fanno crescere, senza rinunciare agli affetti che ci danno forza e sostegno. Magari utilizziamo il tanto tempo a disposizione per informarci meglio, facendo riferimento a fonti autorevoli, come la “Guida antipanico” redatta dal Sole 24 Ore, sul tema del Coronavirus, scaricabile da questo link [2] , dove si afferma che è la “Normalità vigile il vero antidoto al virus”.

Cosimo Delcuratolo e Paola Foresi


[1] https://www.huffingtonpost.it/entry/non-possiamo-negare-la-vita_it_5e61f73fc5b601904ea82dfa

[2]https://i2.res.24o.it/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/ILSOLE24ORE/Online/_Oggetti_Embedded/Documenti/2020/03/06/Guida-Coronavirus-ok.pdf?cmpid=nl_24plus