La psicologia: una scienza al servizio della persona

Con grande senso di disorientamento ho letto, il giorno 3 novembre, l’articolo dal titolo “La cultura terapeutica: un nuovo governo delle anime?” a firma di Domenico Marrone, pubblicato a questo indirizzo: http://www.settimananews.it/cultura/la-cultura-terapeutica-un-governo-delle-anime/

Innanzitutto, resto sorpreso di come si possa conciliare l’aspirazione alla scientificità, che l’autore vorrebbe dare ai contenuti esposti, con il pot-pourri di citazioni di cui l’articolo è pieno. Accanto a citazioni di psicologi e psichiatri, vengono affiancate quelle di uno scrittore di romanzi, Cesare Pavese, e di uno scrittore/regista, Henrik Stangerup.

È evidente, inoltre, che l’autore dell’articolo usa in modo confuso e fuorviante una terminologia di settore, che probabilmente non conosce. Si usano, infatti, i termini di “psicologi”, “psicoterapeuti” e “psicoanalisi” senza soluzione di continuità, come se fossero tra loro tutti sinonimi e indicassero il medesimo oggetto. Allo stesso modo viene anche utilizzato il termine “normalità”, senza mai spiegarne il significato. Uno studioso attento e competente conosce il significato e la differenza di questi termini, adoperandoli con precisione e chiarezza lessicale. Nello specifico, sa che la psicologia si compone al suo interno di diversi settori, tra cui anche la psicologia clinica, quella a cui fa riferimento Domenico Marrone nel suo articolo, che è però uno tra i tanti ambiti, non l’unico. L’autore fa anche confusione tra “psicologo” e “psicoterapeuta”, che in realtà sono due figure professionali diverse; la psicoterapia, infatti, è un indirizzo di specializzazione post-lauream, a cui accede solo una parte dei laureati in psicologia ed è aperto anche ad altri professionisti della salute, come i laureati in medicina, i quali possono anch’essi diventare “psicoterapeuti”, qualora intraprendano un percorso di specializzazione quadriennale. Per finire, poi, con il termine “psicoanalisi”, usato come termine general generico, ma che, uno studioso puntuale e attento, sa che sta ad identificare soltanto uno dei diversi orientamenti di specializzazione in psicoterapia, non l’unico né tantomeno il più diffuso.

Soprattutto, resto agghiacciato da come si possa, con tanta sicurezza, etichettare una comunità di professionisti, in questo caso gli psicologi, che lavorano per il bene delle persone e, quindi, per il bene comune, costituiti in un ordine professionale che assicura costantemente le competenze, sia in fase iniziale, al momento dell’iscrizione all’Albo, sia come formazione continua, essendo la professione di psicologo annoverata tra le professioni sanitarie, con queste parole: “Gli psicologi imperversano, dall’alto delle loro poltrone e dei loro studi clinici, diagnosticando, affabulando, prescrivendo. Il transfert dallo studio o dal centro analitico alla scuola, ai campi gioco e alle famiglie, all’ambito ecclesiale, è globale e imperterrito. Veri e propri guru freudiani della sana educazione ci propinano le loro ricette a spron battuto”, implicitamente accusando tutti gli psicologi di manipolare l’intera società, in ogni settore di vita.

Non entro nel merito di parole utilizzate ad effetto, cioè private del loro significato autentico, come ad esempio “transfert” o “trauma”, parole che meriterebbero, invece, rispetto, dal momento che all’origine di un trauma vi sono eventi dolorosi, come ad esempio “la morte reale o una minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale” (DSM-5); voglio semplicemente dissociarmi e prendere le distanze, come uomo, come prete e come psicologo, da quanto scritto da Domenico Marrone; farlo è per me un dovere etico e deontologico.

Mi chiedo, inoltre, se l’autore dell’articolo si sia interrogato su quale effetto possano avere le sue parole, nei confronti, ad esempio, delle famiglie con un figlio affetto dal disturbo dello spettro dell’autismo, oppure ADHD, oppure anoressia o bulimia; o ancora nei confronti di coloro che, dopo tante esitazioni, stanno decidendo di rivolgersi ad uno psicologo per ricevere aiuto e sostegno in una fase particolarmente delicata della propria vita. Chissà, inoltre, come sono state recepite le sue parole dai tanti seminaristi che durante il loro percorso formativo, spesso, ricevono l’invito da parte dei formatori ad intraprendere un percorso psicologico personale, oltre a partecipare ad attività di gruppo, condotte da psicologi, sulla conoscenza di sé. 

Circa, poi, l’accusa rivolta alla psicologia di patologizzare il normale, “si assiste ad una pervasiva inclinazione a trovare se non prove almeno sintomi o spie di un problema psicologico in qualunque comportamento che appena appena si discosti dalla normalità”, ben più scientifico e conforme alla realtà dei fatti si mostra, invece, Papa Francesco, il quale proprio di recente, il 3 novembre, ha rivolto alla Chiesa intera un messaggio audio/video, a riguardo delle Sua intenzione di preghiera per il mese di novembre, reperibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Xk-cVbbtMRw, in cui parla della depressione e del burnout, con queste testuali parole: “E poi non dimentichiamo che accanto all’imprescindibile accompagnamento psicologico, utile ed efficace, aiutano anche le parole di Gesù”. Il burnout, infatti, è una condizione psicologica molto recente, inserita soltanto nel 2019 all’interno dell’ICD-11, ossia la “Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati” stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Seguendo la logica delle parole di Domenico Marrone, il burnout sarebbe un esempio di questa “pervasiva inclinazione a trovare se non prove almeno sintomi o spie di un problema”, dal momento che questa sindrome, intesa come scostamento dalla normalità, è tra le ultime riconosciute dalla comunità scientifica e, dunque, non esisteva fino a pochi anni fa.

Infine, poiché già a partire dal 1965, la Chiesa, nella sua massima assise, ossia il Concilio Ecumenico Vaticano II, all’interno della Costituzione pastorale Gaudium et spes, ha scritto: “Non solo il progresso delle scienze biologiche, psicologiche e sociali dà all’uomo la possibilità di una migliore conoscenza di sé, ma lo mette anche in condizioni di influire direttamente sulla vita delle società, mediante l’uso di tecniche appropriate” (GS, 3), mi chiedo quali siano i riferimenti teologici e magisteriali ai quali l’autore dell’articolo si ispira.

Mi auguro che le mie parole servano a fare giustizia nei confronti di una scienza che è a servizio delle persone e che oggi assume, come elemento valoriale, la dimensione spirituale di ogni persona umana; mi auguro, anche, che quanto scritto contribuisca a dare il meritato riconoscimento a tutte le psicologhe e gli psicologi che ogni giorno, con grande fatica, si adoperano per migliorare la qualità della vita di tante persone, soprattutto a seguito degli effetti dannosi della pandemia.

Cosimo Damiano Delcuratolo