Le strategie visive nei disturbi con autismo

Io penso in immagini”. Le parole sono come una seconda lingua per me. Io traduco immediatamente le parole, sia pronunciate che scritte, in filmati a colori completi di suono, che scorrono come una videocassetta nella mia mente. Quando qualcuno mi parla, traduco immediatamente le sue parole in immagini”. (Grandin, 2001, 23)

Com’è definito nel DSM5, le persone con autismo hanno un “Deficit persistente della comunicazione sociale e nell’interazione sociale in molteplici contesti”.  Hanno difficoltà sia in espressione sia in ricezione all’interno della comunicazione, spesso anche in presenza di un linguaggio grammaticalmente e sintatticamente corretto.

Dei 4 sottosistemi del linguaggio, a livello micro-elaborativo, nell’autismo ciò che è, in genere, compromesso, è quello legato alla funzione pragmatica. 

Nell’autismo, anche se sono sane le funzioni del linguaggio dei primi tre sottosistemi, vi è comunque una difficoltà attinente alla funzione pragmatica.

A tutto questo, più strettamente legato al linguaggio, si aggiunge una difficoltà specifica nella comprensione di eventi e situazioni sociali tipiche dei bambini, ragazzi e adulti con autismo. Gli operatori, che affiancano quotidianamente i ragazzi, cercano strategie mirate ad aiutare lo sviluppo di queste competenze sociali, che sorgono spontaneamente per chi ha un funzionamento tipico mentre devono essere apprese per chi ha un funzionamento appartenente allo spettro autistico. Una ricercatrice, Carol Gray, ha elaborato un modello di testo molto semplice che illustra le varie situazioni e che può aiutare i ragazzi con autismo a comprendere le diverse situazioni sociali che si trovano a vivere.

Come ci si comporta in una sala di aspetto di uno studio dentistico? O più semplicemente come si saluta una persona che si incontra per la strada? Oppure come si agisce all’interno di un supermercato? Come si sta a una festa di un amico? 

Sono tutte situazioni sociali che sono vissute e affrontate dalla maggioranza dei ragazzi grazie a specifiche competenze sociali acquisite spontaneamente negli anni, ma che, per un ragazzo con autismo, devono essere apprese in modo strutturato.

Le storie sociali sono un aiuto a comprendere le situazioni e gli eventi sociali, sono dei testi particolari, la cui costruzione, a dispetto della semplicità e facilità del testo finale, richiede tempo, tecnica e impegno. Sono come un vestito cucito su misura che il ragazzo può indossare e nella loro redazione si instaura una relazione di fiducia tra gli operatori e il ragazzo. 

Il contenuto delle storie sociali può essere: 

Tutti coloro che vivono con la persona che ha l’autismo possono usare le storie sociali: genitori, fratelli, sorelle, psicologi, operatori, educatori, compagni di classe. 

Le storie sociali debbono avere un titolo, essere scritte in prima o terza persona, mai in seconda persona e descrivono delle situazioni concrete e ben marcate. Non comprendono inferenze o previsioni. Hanno un contenuto e un linguaggio descrittivo e non interpretativo. Devono dare sicurezza dal punto di vista emotivo, sociale e fisico al ragazzo o bambino che le utilizzerà, non tanto per modificare un proprio comportamento, quanto piuttosto per comprendere le situazioni che risultano difficili e non consentono alla persona con autismo di fornire delle risposte funzionali. La storia sociale, oltre il titolo si compone di un’introduzione, un corpo centrale e una conclusione. Queste sono regole di base ma la storia viene poi confezionata, come un abito su misura, in base alle caratteristiche del bambino, al suo livello di sviluppo, alle sue capacità e anche i suoi interessi. Proprio l’attenzione su quest’ultimo punto, la motivazione e l’interesse dei ragazzi, fa sì che le storie sociali risultino efficaci e ben costruite.

Le storie sociali si distinguono dalle regole visive che invece hanno la funzione di rendere immediatamente comprensibile una regola per le persone con autismo che “tendono a pensare per immagini”.

Inoltre, sono diverse, per contenuto e scopo, dalle agende visive, che consistono in dei programmi giornalieri o settimanali volte ad aiutare i ragazzi a rappresentarsi l’articolazione della propria giornata, favorendo in questo modo la riduzione dello stato d’ansia, in modo da gestire meglio gli imprevisti.

Nella sezione materiali del nostro sito troverete degli esempi di storie sociali, regole visive e agenda. 

Paola Foresi e Cosimo Delcuratolo



Bibliografia

Grandin, T. (2001). Pensare in immagini e altre testimonianze della mia vita autistica. Trento: Erikson

Gray, C. (2016). Il nuovo libro delle Storie SocialiPromuovere le competenze relazionali in bambini e giovani adulti con autismo e sindrome di Asperger. Trento: Erikson. 

Jordan, R., Powell, S. (1997) Autismo e intervento educativo. Comunicazione, emotività e pensiero. Trento: Erikson

Quill, K., A. (2007) Comunicazione e reciprocità sociale nell’autismo. Strategie educative per insegnanti e genitori. Trento: Erikson