Perché a volte ci riesco ed altre no?

«Il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale, ciò che conta è il coraggio di andare avanti» (Winston Churchill)

A ognuno di noi sarà capitato molto spesso di interrogarci sul perché, alcune volte, riusciamo ad ottenere un ottimo risultato in qualche compito oppure lavoro, oppure alcuni eventi che ci troviamo a vivere si risolvono in un fallimento. Questo accade anche nelle relazioni, perché in alcuni giorni con la nostra amica del cuore va tutto liscio e altri momenti non si fa che litigare. Perché oggi con mio figlio non riesco ad avere nessun tipo dialogo che non abbia come esito che uno di noi esca dalla stanza sbattendo la porta. Ad ogni successo o fallimento, che siamo chiamati a vivere, sia nello svolgere un esame, un lavoro, sia in una relazione con una persona significativa per noi, nostro figlio, figlia, marito, moglie, madre e anche un amico o amica importante con cui abbiamo condiviso le nostre esperienze di crescita e di vita, ci diamo una spiegazione del perché va tutto bene o tutto male, e soprattutto lo attribuiamo a noi stessi o a qualcosa che è fuori di noi. 

Questo lavoro interiore si chiama attribuzione, cioè un processo cognitivo attraverso il quale tentiamo di dare una spiegazione di un evento. Le attribuzioni hanno risvolti anche sulla sfera emotiva e comportamentale. 

Ad esempio, se una nostra amica prende un bel voto e noi non, a parità di impegno nello studio, posso darmi diverse spiegazioni e alcune possono farmi stare meglio a livello emotivo oppure peggio. Posso pensare che dipenda dal fatto che lei possa essere stata più fortunata con le domande, mentre quelle rivolte a me erano più difficili, oppure posso pensare di non essere abbastanza capace e che i miei sforzi, nonostante siano stati intensi, non abbia sortito l’effetto sperato. Due spiegazioni che possono farmi sentire in modo diverso o più serena o più sconfortata. Anche a livello comportamentale le reazioni possono essere diverse, nel caso, in cui il pensiero è quello di non aver studiato abbastanza, posso decidere di studiare di più. Invece se penso che dipenda dal caso, come aver avuto domande più difficili, non modifico l’intensità dell’impegno, in quanto posso sperare che la prossima volta mi andrà bene. 

Non sempre siamo consapevoli di questo processo anche se influisce in modo determinante sulle nostre emozioni e sui nostri comportamenti, anche se a seconda delle spiegazioni che ci diamo possiamo aumentare o meno la nostra sofferenza, il disagio o meglio possiamo sentirci più capaci e più in sintonia con noi stessi. 

Le attribuzioni hanno delle dimensioni e a seconda della combinazione tra loro si ha uno stile attributivo diverso che può far aumentare o diminuire il nostro benessere, sono principalmente tre, caratterizzate, a loro, volta, da due poli opposti

Le dimensioni possono essere globali o specifiche: riguardare tutti gli aspetti della nostra persona, della nostra vita o della nostra giornata oppure specifiche cioè sono inerenti solo ad alcuni aspetti. 

Inoltre, in base al tempo, possono essere stabili, cioè si pensa che nulla mai cambierà, è sempre stato così oppure che si tratta di una giornata, un momento che non sarà sempre così perché non è stato sempre così. 

Infine, in base al luogo di controllo, possono essere interne, legate alle caratteristiche personali, modificabili, nella misura in cui la persona si da il potere di farlo, oppure esterne cioè legate, ad esempio alle caratteristiche del compito, a ciò che può essere successo all’altro, al contesto.

Inconsapevolmente utilizziamo le diverse combinazioni delle dimensioni delle attribuzioni. Ad esempio, ho litigato con mia sorella, vediamo le dimensioni delle attribuzioni nello sviluppo del dialogo interno:

Sulle attribuzioni si può lavorare, in genere sono modificabili, importante è sapere quali sono realistiche e quali no. Ad esempio, molti studenti pensano, spesso: «Il professore ce l’ha proprio e sempre con me!» Quanto è realistica questa attribuzione globale, stabile ed esterna? 

Dobbiamo anche domandarci quali ci fanno stare bene e quali male e cambiare queste ultime. Nelle relazioni ma anche nei vari problemi che incontriamo, nelle prove che dobbiamo superare, le attribuzioni che sono specifiche, variabili e interne ci danno potere di cambiare la situazione in caso di insuccesso. 

Nel caso della lite con mia sorella proviamo a pensare: «La mia caparbietà può darle fastidio e poi oggi per entrambe è stata una brutta giornata, e io non sono stata molto disponibile!», vediamo se ci da la possibilità di cambiamento della situazione più di «Non mi sopporta proprio, fin da piccole è stata sempre una lite e aveva pure litigato con il suo capo e se l’è presa con me!!»

In questo caso abbiamo fatto un esempio con due stili di attribuzione agli estremi opposti, ma anche gli altri possono crearci uno stato di benessere o meno. 


Le attribuzioni in ambito scolastico: come vado a scuola?

Le attribuzioni causali hanno come antecedenti diversi fattori come la storia individuale, le convinzioni che le persone si fanno sugli eventi della propria vita, sui propri successi in ambito scolastico o professionale. In particolare, in ambito scolastico e professionale molte ricerche hanno messo in luce come c’è un “bias edonico” cioè un meccanismo che aiuta a proteggerci e ci fa attribuire a cause esterne i fallimenti e a cause interne i successi (Petruccelli, 2005, 36). 

Le spiegazioni causali sono legate anche alla personalità, non solo in base a criteri oggettivi come la natura o la difficoltà del compito. Le spiegazioni causali più frequenti a scuola sono di 4 tipi polari:

Riprendendo le dimensioni delle attribuzioni possiamo associare queste attribuzioni come interne/ esterne, stabili/variabili (instabili), controllabili/incontrollabili.

Uno studente che pensa che l’esito delle proprie prove scolastiche non dipende dal suo impegno o dalle sue capacità tende ad assumere un atteggiamento passivo, con scarsa autoefficacia. Mentre uno studente, che ha un forte attribuzione interna, si colpevolizzerà per un insuccesso, e al contempo penserà, in caso di successo, che i risultati dipendono dalle sue capacità e dallo sforzo profuso nello studio. Questo stile attributivo incrementerà il senso di autoefficacia e anche una buona immagine di sé.

Le attribuzioni causali hanno un effetto importante sull’autostima e quest’ultima, a sua volta, avrà delle ricadute sugli stili delle attribuzioni causali. In genere le attribuzioni esterne degli insuccessi tendono a proteggere l’autostima mentre attribuire a sé stessi i propri successi potenzia l’autostima. 


Paola Foresi e Cosimo Delcuratolo



Bibliografia

Becciu, M., Colasanti, A. R. (2004). La promozione delle capacità personali. Milano: Franco Angeli.

D’Alessio, M., Laghi, F., Pallini, S. (2007). Mi oriento. Il ruolo dei processi motivazionali e volitivi. Padova: Piccin Nuova Libraria. 

Petruccelli, F. (2005). Psicologia dell’orientamento. Ambiti teorici e campi applicativi. Milano: Franco Angeli.